Essere un Mover significa attraversare i luoghi lasciandosi attraversare a propria volta. Non limitarsi ad osservare, ma entrare nel ritmo di ciò che accade. A Venezia, durante il Carnevale, questa sensazione è tangibile. La città vibra di presenze, di passi, di sguardi che si incrociano dietro una maschera.
Camminando tra Piazza San Marco e le calli, si scopre che il Carnevale non è un evento da guardare a distanza. È un’esperienza che coinvolge e trasforma. Le maschere non sono semplici costumi: caricano il corpo di significati, ne modificano l’atteggiamento, riscrivono l’identità di chi le indossa. Ogni figura che attraversa la città diventa personaggio.
Il tema di quest’anno, Olympus – Alle origini del gioco, trova proprio nel movimento il suo senso più profondo. Il richiamo all’Olimpo rimanda alla mitologia, ma soprattutto a un’idea antica di equilibrio tra mente e corpo. Venezia conosce da secoli questa armonia. Durante la Serenissima, il Carnevale era un grande palcoscenico di prove di abilità, spettacoli acrobatici, sfide collettive. Oggi quello spirito riaffiora nella capacità della città di mettersi in scena con naturalezza, rendendo ogni gesto e movimento del corpo parte di un racconto condiviso.
A Venezia l’acqua diventa protagonista. All’Arsenale, nella Darsena Grande, prende vita in questi giorni Il Richiamo di Olympia, uno degli spettacoli più suggestivi di questa edizione.
Al centro del racconto c’è Alvise, un pescatore veneziano. Uomo comune, legato al mare e ai suoi ritmi, che sogna di superare la propria condizione mortale per avvicinarsi agli dèi. Per farlo affronta cinque prove: Terra, Acqua, Fuoco, Aria ed Etere. A guidarlo, la voce dell’Olimpo che lo chiama dall’alto.
L’acqua è il vero palcoscenico. Luci, musica e performance costruiscono una narrazione immersiva che trasforma la Darsena in un teatro. Non è uno spettacolo da osservare passivamente. È un invito a riconoscersi in quella tensione verso qualcosa di più grande. Un’esperienza da vivere pienamente se si è in laguna in questi giorni.
Tra i momenti più autentici del Carnevale c’è la Festa delle Marie, rito che custodisce l’anima popolare della città. Le sue origini risalgono al IX secolo, quando dodici giovani veneziane ricevevano la benedizione nuziale nella chiesa di San Pietro di Castello. La comunità contribuiva alle loro doti, custodite in preziose cassette di legno, in un gesto che univa solidarietà e prestigio pubblico.
Secondo la tradizione, durante una di queste celebrazioni un gruppo di pirati provenienti dalla Dalmazia fece irruzione in città e rapì le fanciulle insieme alle loro doti. La reazione della comunità fu immediata: i veneziani, guidati dal Doge, inseguirono gli aggressori fino a raggiungerli e liberare le ragazze. L’episodio, sospeso tra cronaca e leggenda, divenne simbolo di protezione, appartenenza e orgoglio civico.
Oggi, la Festa delle Marie rinnova quella memoria. Dodici giovani, provenienti dai comuni veneziani e limitrofi, attraversano Venezia indossando abiti ispirati ai capolavori di Tiziano, realizzati dall’Atelier Pietro Longhi. Non è una semplice rievocazione storica. È un gesto collettivo che restituisce centralità alla tradizione artigianale e al valore simbolico del corpo in scena.
Il momento culminante è la proclamazione della Maria dell’Anno, che si tiene nelle Sale Apollinee del Teatro La Fenice il 16 febbraio. Un appuntamento che merita di essere vissuto se ci si trova sul territorio, diventando parte di un rito che unisce passato e presente.
In Piazza San Marco il concorso de La Maschera Più Bella restituisce al Carnevale la sua dimensione più creativa. Partecipanti provenienti dall’Italia e dall’estero sfilano portando in scena mesi di lavoro, ricerca storica, cura dei dettagli.
Ci sono costumi settecenteschi ricchi di broccati e copricapi imponenti, interpretazioni contemporanee visionarie, creazioni ispirate al tema olimpico che traducono in forma estetica l’idea di sfida e armonia.
La finale, in programma il 15 febbraio in Piazza San Marco, è uno dei momenti più attesi. Non si tratta soltanto di eleggere un vincitore. È la celebrazione di una comunità internazionale che riconosce nella tradizione veneziana un terreno comune di espressione.
Il Carnevale è l’arte di rendere visibile ciò che spesso resta nascosto. Il desiderio di appartenenza, la volontà di partecipare, la necessità di condividere uno spazio e un momento collettivo.
Per chi soggiorna al Move Hotels, Venezia in questo periodo rappresenta una tappa imperdibile. Raggiungere la laguna significa entrare in un racconto che si rinnova ogni anno, senza mai ripetersi davvero. Significa scegliere di vivere la città nella sua veste più espressiva, quando il confine tra chi guarda e chi partecipa diventa sottile.
Ogni momento collettivo ha bisogno di corpi che lo abitano. E il Carnevale ce lo ricorda con forza: il movimento non è solo spostamento, è trasformazione. Così il territorio si accende, rivelando la sua energia più autentica.