Settembre, a Venezia, ha un suono preciso. È quello dei flash, dei passi sul red carpet, delle voci che si rincorrono tra il Palazzo del Cinema e il Lungomare del Lido.
La Mostra del Cinema non è solo un festival. È un momento in cui la città cambia ritmo e diventa il centro del mondo cinematografico. Un luogo dove il glamour incontra la ricerca artistica, e dove ogni anno si costruisce un racconto nuovo.
L’edizione 2026 si avvicina con aspettative alte. E come ogni grande evento, non è solo qualcosa da vedere, ma da vivere.
Per capire davvero cosa rappresenta la Mostra del Cinema, bisogna partire da lontano.
La prima edizione risale al 1932. Un’intuizione che avrebbe cambiato per sempre il modo di raccontare il cinema. Non una semplice rassegna, ma il primo festival cinematografico della storia.
Negli anni, la Mostra ha attraversato epoche diverse, riflettendo i cambiamenti culturali e politici del suo tempo. Dalla fase iniziale, segnata anche da influenze propagandistiche, fino al dopoguerra, quando il festival ha ritrovato una dimensione internazionale e artistica più autentica.
Gli anni ’50 e ’60 sono stati quelli della consacrazione: il Lido si riempie di star, il cinema europeo vive una stagione irripetibile e il Leone d’Oro diventa uno dei riconoscimenti più ambiti al mondo.
Non sono mancati momenti di crisi, come il periodo post-’68, che ha portato a una sospensione della competizione. Ma proprio da queste fratture il festival ha saputo reinventarsi, tornando più forte e aperto alle nuove forme del cinema.
Oggi, la Mostra è una delle tre grandi rassegne internazionali insieme a Cannes e Berlino. Ma con una differenza: Venezia è stata la prima. E continua a esserlo, nello spirito.
Jamie Lee Curtis, 2021
Dal 2 al 12 settembre 2026, il Lido ospiterà l’83ª edizione della Mostra. Un programma che si preannuncia ricco e articolato, capace di tenere insieme anime diverse.
Ad aprire il festival sarà Ink di Danny Boyle, tratto da un’opera teatrale contemporanea e interpretato da un cast internazionale. A chiudere, fuori concorso, Dio ride di Giovanni Veronesi, a conferma di una forte presenza italiana anche nei momenti chiave della rassegna.
La selezione punta su un equilibrio preciso: da un lato il richiamo delle grandi produzioni e delle star, dall’altro il rigore del cinema d’autore, che da sempre rappresenta il cuore della Mostra.
Sono venti i film in gara per il Leone d’Oro, con una selezione che attraversa geografie e linguaggi diversi.
Tra i titoli più attesi, spiccano i lavori di registi internazionali come Werner Herzog, Hirokazu Kore-eda, Lee Chang-dong e Martin McDonagh. Accanto a loro, anche nuove firme e sguardi emergenti.
Particolarmente interessante la presenza italiana, con cinque film in concorso. Tra questi, il ritorno di Nanni Moretti, a distanza di oltre quarant’anni dalla sua ultima partecipazione in gara, e opere che lavorano sulla memoria personale e familiare, tra introspezione e racconto sociale.
Una selezione che conferma la vocazione della Mostra: mettere in dialogo esperienze diverse, senza perdere coerenza.
Oltre al concorso principale, Venezia 83 amplia il suo sguardo.
La sezione Fuori Concorso propone film di autori affermati e produzioni che sfuggono alle logiche competitive, mentre i documentari affrontano temi contemporanei e figure chiave della cultura.
Tra i titoli più attesi, il racconto della reunion degli Oasis e opere che esplorano nuove forme narrative, anche attraverso l’uso dell’intelligenza artificiale. Un segnale chiaro: il cinema continua a evolversi, e Venezia resta uno dei luoghi privilegiati per osservare questo cambiamento.
Debutta inoltre Film on Films, una nuova sezione dedicata al cinema che racconta sé stesso. Tra i protagonisti, il progetto monumentale di Luca Guadagnino dedicato a Bernardo Bertolucci: Joie de vivre, un’opera della durata di oltre sette ore che attraversa la vita, il pensiero e il cinema del grande regista italiano, costruita come un viaggio immersivo tra materiali d’archivio, testimonianze e riletture contemporanee.
Orizzonti, invece, continua a essere lo spazio delle nuove tendenze, con particolare attenzione ai giovani registi e alle cinematografie meno visibili.
Luca Guadagnino & Bernardo Bertolucci
Se il cinema è il cuore della Mostra, il red carpet ne è il volto più immediato.
L’edizione 2026 vedrà la presenza di alcuni tra i nomi più riconosciuti a livello internazionale. George Clooney ed Ellen Burstyn riceveranno il Leone d’Oro alla carriera, mentre attori e registi come Penélope Cruz, Javier Bardem, Robert Pattinson e Alicia Vikander porteranno al Lido i loro nuovi progetti.
Accanto a loro, anche protagonisti della musica e della cultura contemporanea, a dimostrazione di come il festival sia sempre più un crocevia tra linguaggi diversi.
La Mostra del Cinema non è riservata agli addetti ai lavori. È un evento aperto, che può essere vissuto in molti modi.
Il Lido è il centro dell’evento, facilmente raggiungibile da Venezia con i vaporetti. Qui si concentrano le proiezioni principali, gli incontri e il celebre red carpet.
Per chi desidera partecipare, è possibile acquistare biglietti per alcune proiezioni, assistere agli arrivi delle star o semplicemente immergersi nell’atmosfera.
Il consiglio è quello di pianificare con anticipo, scegliendo i momenti più in linea con i propri interessi. Anche senza seguire un programma preciso, la Mostra si vive attraverso dettagli: una proiezione inattesa, una passeggiata sul lungomare, l’energia che si respira in città.
Al di là degli eventi e delle star, la Mostra del Cinema resta, prima di tutto, uno spazio di riflessione.
Le opere selezionate affrontano temi contemporanei, trasformando la realtà in racconto. Guerre, cambiamenti sociali, relazioni, identità: il cinema diventa uno strumento per leggere il presente.
Come ha sottolineato il direttore Alberto Barbera, il cinema non si limita a raccontare il mondo, ma aiuta a comprenderlo. È una forma di conoscenza, capace di andare oltre la superficie.
E forse è proprio questo il motivo per cui continuiamo a tornarci. Perché ogni film, anche il più imperfetto, ci porta un passo più avanti.
Come scrive Esther Kinsky (dal libro “Di luce e polvere”) “il cinema è un luogo di aspettative che raramente vengono deluse, perché significa pur sempre vedere più lontano di prima”.
In fondo, è questo che rende il Festival di Venezia così speciale. Non solo ciò che mostra, ma ciò che ci permette di immaginare.